Il 27 gennaio 2025 è il giorno dedicato alla memoria: per non dimenticare i crimini di guerra, l’olocausto e il genocidio perpetrati dagli orchi con lo scopo di divorare la vita di miliardi di uomini per mantenere gloria, ricchezza e potere…ma i loro castelli, come tutte le cose di questo mondo, sono fatti di polvere e torneranno ad essere polvere. È inevitabile. La storia non ha pietà per il male.
Il 14 luglio 1938 su il Giornale d’Italia venne pubblicato il Manifesto degli scienziati razzisti, conosciuto come Manifesto della razza a firma di: Lino Businco assistente alla cattedra di patologia generale all’università di Roma, Lidio Cipriani professore di antropologia all’università di Firenze, Arturo Donaggio direttore della clinica di neuropsichiatria all’università di Bologna e presidente della società italiana di psichiatria, Leone Franzi assistente alla clinica pediatrica all’università di Milano, Nicola Pende direttore dell’istituto di patologia medica all’università di Roma, Marcello Ricci assistente alla cattedra di zoologia all’università di Roma, Franco Savorgnan professore di demografia all’università di Roma e presidente dell’istituto di statistica, Sabato Visco direttore dell’istituto di fisiologia dell’università di Roma e direttore dell’istituto di biologia presso il CNR, Edoardo Zavattari direttore dell’istituto di zoologia dell’università di Roma, infine il giovane Guido Landra assistente alla cattedra di antropologia all’università di Roma considerato l’estensore materiale del manifesto sotto dettatura del duce.
Tuttavia, quando Landra espose il testo razzista agli illustri colleghi, essi assentirono o perlomeno, in segno di servilismo per non perdere i loro status, sottoscrissero il vergognoso manifesto della razza con il proposito di fissare le basi del razzismo fascista.
Il Manifesto degli scienziati razzisti è composto da un decalogo:
1. Le razze umane esistono 2. Esistono grandi razze e piccole razze 3. Il concetto di razza è concetto puramente biologico 4. La popolazione dell’Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà è ariana 5. E’ una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici: dopo l’invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione 6. Esiste ormai una razza, pura “razza italiana”
7. E’ tempo che gli italiani si proclamino francamente razzisti: tutta l’opera che finora ha fatto il regime in Italia è in fondo del razzismo 8. E’ necessario fare una netta distinzione fra i mediterranei d’Europa (occidentali) da una parte e gli orientali e gli africani dall’altra 9. Gli ebrei non appartengono alla razza italiana 10. I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli italiani non devono essere alterati in alcun modo…
Viene spontanea la domanda: come possono degli intellettuali immergere mani, cuore e testa nella zuppa di sangue degli orchi?
…Nella Val Muggiasca, passato Indovero, Narro, Mornico, sul primo tornante per Sanico, c’è un sentiero, parte integrante dell’Itinerario della Memoria delle nostre montagne, che si inoltra nel bosco e conduce a San Grato. All’inizio del percorso c’è una cappella dedicata alla Madonna degli Angeli quasi a invitare il pellegrino a prestare attenzione al luogo che, negli anni della dittatura fascista, nascose centinaia di partigiani cattolici, socialisti, persino reduci del fascismo, ebrei…che lottarono per portare l’Italia a vedere la luce costituzionale della fraternità, uguaglianza, pace, solidarietà, dignità, giustizia, libertà.
Poi il bosco si apre all’alpeggio dove la chiesina di San Grato veglia silenziosa sulla veduta del lago azzurro che scivola in lontananza sul Monte Rosa: un mastodontico pan di zucchero di neve, eppure lì quasi a toccata di mano…sul muro di sasso si legge: “Dopo l’8 settembre 1943 (annuncio dell’Armistizio con gli anglo-americani) la Muggiasca si popola di reduci, sbandati, ex prigionieri di guerra alleati, ebrei, ricercati politici che cercano di raggiungere la Svizzera e di gruppi di partigiani, poi confluiti nella 55° brigata Rosselli. Nel rastrellamento del giugno-luglio 1944 vengono incendiate le baite (caselli, cascine) di Tedoldo, Noceno, Lornico, Camaggiore. Tra i partigiani perdono la vita: Mario Acerboni, Carlo Cendali, Carlo Rusconi, Dionigi Rusconi. Nella primavera del 1945 i gruppi si ricostituiscono e partecipano alle azioni che portano, il 25 aprile 1945, alla Liberazione”.
E mentre scatto una foto all’effigie, sullo sfondo sventola il tricolore…
MARIA FRANCESCA MAGNI




