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“L’ultima, ma proprio l’ultima, di un giallo così intenso, così assolutamente giallo, come una lacrima di sole quando cade sopra una roccia bianca così gialla, così gialla! l’ultima, volava in alto leggera, aleggiava sicura per baciare il suo ultimo mondo.

Tra qualche giorno sarà la mia settima settimana di ghetto: i miei mi hanno ritrovato qui e qui mi chiamano i fiori di ruta e il bianco candeliere di castagno nel cortile.

Ma qui non ho visto nessuna farfalla.

Quella dell’altra volta fu l’ultima: le farfalle non vivono nel ghetto”. Pavel Friedman, poeta, nato a Praga il 7 gennaio 1921 – morto nel campo di concentramento di Auschwitz il 29 settembre 1944. Friedman scrisse “La Farfalla” il 4 giugno 1942 su un pezzettino di carta sfuggito per miracolo agli occhi velati dalla cataratta opaca e crudele delle SS, proprio come la farfalla gialla che ebbe il coraggio di volare sul filo spinato per dare speranza nel lager buio della pazzia dell’odio. La poesia venne ritrovata dopo la liberazione della Repubblica Ceca dal dominio nazista.

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”. Questo è il testo più accreditato. La poesia è stata rimaneggiata più volte, pare sia attribuibile alle parole del pastore Martin Niemoller, alcuni sostengono sia di Bertolt Brecht. Le varianti di lettura in ogni parte del mondo aggiungono la deportazione di: ballerine, testimoni di Geova, malati incurabili, sindacalisti, disabili, socialisti, democratici, liberali, cattolici…in pratica tutti coloro che per noi sono insopportabili da vedere e da sentire… finché un giorno, qualcuno più forte di noi..verrà a prenderci…

“C’è un paio di scarpette rosse, numero 24 quasi nuove…in cima a un mucchio di scarpette infantili a Buchenwald…i bimbi li spogliavano e li radevano prima di spingerli nelle camere a gas…c’e’ un paio di scarpette rosse…erano di un bimbo di 3 anni…il suo pianto lo possiamo immaginare…anche i suoi piedini li possiamo immaginare scarpa numero 24 per l’eternità perché i piedini dei bambini morti non crescono”. Poesia di Joyce Lussu pseodonimo di Gioconda Beatrice Salvadori Paleotti, nata a Firenze l’8 maggio 1912 e deceduta a Roma il 4 novembre 1998, medaglia d’argento al valor militare, capitano nelle brigate Giustizia e Libertà. Suo padre era il conte Guglielmo Salvadori Paleotti, sua madre era la figlia del colonnello garibaldino Arthur Galletti de Cadilhac.

Tutti abbiamo visto oggi le immagini dei nuovi lager per uomini indifesi colpevoli di cercare benessere e fortuna dalla pelle bianca, nera, o color caffèlatte… Lager propriamente significa magazzino o deposito che viene usato generalmente per lo stoccaggio delle mele. Tutti abbiamo visto le foto dei tg di fiumi di disperati deportati incatenati in fila indiana…

Tra il 1861 e il 1985, secondo i dati storici dell’Istat, gli italiani migranti all’estero sono stati 30milioni con tanti sogni in tasca e la valigia di cartone, accolti con grande pregiudizio. Gli italiani in America venivano chiamati “dago” che significa criminale, attaccabrighe…

Nel mondo ci sono 80milioni circa, se non di più, italiani oriundi. Non c’è’ un Paese al mondo dove non ci sia un italiano. In Argentina addirittura l’origine della popolazione è prevalentemente italiana. Lo stesso Presidente Milei è un italo-calabrese-argentino. E quanti sono i migranti che dall’Europa, oltre all’Italia, sono partiti per le Americhe? Sono coloro che oggi si fanno chiamare americani provenienti da tutti i Paesi del vecchio continente: lo stesso Presidente degli Stati Uniti ha origini tedesche, la moglie slovena, il vice James David Vance ha origini irlandesi-scozzesi, la moglie indiana, il braccio destro di Trump: Elon Musk ha origini sudafricane…E in Europa? Chi fa la voce grossa contro i flussi migratori come Alice Elisabeth Weidel, politica di spicco tedesca che insiste sulla ‘remigrazione’, ha costruito una famiglia con una donna singalese; Jordan Bardella, politico famoso in Francia, che ha tuonato pesantemente contro i migranti, è figlio di migranti piemontesi e algerini…

A migliaia furono i migranti del sud d’Italia che arrivarono a Milano, Torino, Vicenza…negli anni ‘50-’60. Quanti furono i comizi in Lombardia, Piemonte, Veneto contro i meridionali italiani con le scritte fuori dalla porta di casa: “non si affitta ai meridionali?”.

Adesso tutte queste persone migranti, una volta sistemate con diritti, salute e lavoro, puntano il dito contro i migranti. Perchè?

Perchè non si promuovono politiche di ascolto dei migranti e non si preparano queste persone a investire la loro intelligenza, impegno, capacità, per migliorare la società globale e di conseguenza anche la vita nei loro Paesi d’origine?

Silenzio. Il rumore del silenzio fa paura.

Rimane solo il filo di voce, inascoltato, di Papa Francesco.

MARIA FRANCESCA MAGNI

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