Non c’è dubbio che Benito Mussolini sia stato estremamente ingrato verso gli Ebrei italiani, il che, se ce ne fosse bisogno, è un’altra dimostrazione della sua scarsa levatura morale.
Vorrei sottolineare quindi tre elementi:
1) Quando Mussolini venne a Milano nel 1913, dopo una giovinezza travagliata trascorsa tra la sua Predappio, Forlì (segretario provinciale del PSI) la Svizzera (andò a lavorare come muratore a Lugano per evitare la prigione in Italia, dopo la sua segnalazione come “sovversivo pericoloso” da parte del Regio Corpo dei Carabinieri) era letteralmente senza un soldo, in gravi difficoltà economiche per sé e la sua famiglia (aveva già tre figli).
Quando fu cacciato da Direttore dell’Avanti ! perse anche il suo magro stipendio (viveva in una squallida casa ringhiera di Milano, ancora oggi esistente).
Ma ad aiutarlo, sia economicamente che soprattutto politicamente, nei suoi primi passi sia nel suo nuovo giornale (“Il Popolo d’Italia“) che del Movimento Fascista, fu una donna ebrea, Margherita Sarfatti, “amante e consigliera” (come ricorda un bel filmato trasmesso in questi giorni da Sky) .
Fu lei a permettergli di sopravvivere in una situazione di emergenza: ma soprattutto fu lei, che di professione faceva l’organizzatrice di Mostre di quadri, ad introdurlo nei “salotti buoni ” di Milano, a fargli conoscere la “gente che conta”, a renderlo accettabile alla buona borghesia lombarda.
2) Il secondo elemento è legato al primo: la fiducia che la Borghesia e i proprietari Agrari dettero al futuro Duce, in quanto baluardo verso una possibile “rivoluzione” bolscevica perennemente minacciata dai Sindacati e dalle forze di estrema Sinistra . “Fare come in Russia” era lo slogan che spaventava gli industriali gridato da Amedeo Bordiga e da tanti altri “Massimalisti” che dettero poi origine al Partito Comunista d’Italia nel 1921 a Livorno.
Ebbene, tra questa Borghesia , protagonisti della Finanza dell’epoca, vi erano molti Ebrei facoltosi, che sicuramente appoggiarono e finanziarono il nascente Fascismo, non in quanto Ebrei, ma in quanto si sentivano Italiani : l’amatissimo padre di Fausta Finzi, come tanti Ebrei, era andato a combattere nella I Guerra Mondiale come Ufficiale.
Molti di loro diventarono addirittura gerarchi del Partito Nazionale Fascista, e quando uscirono le tragiche Leggi Razziali (1938) si dovettero incredibilmente dimettere, con loro sorpresa ed estrema delusione, dagli incarichi che avevano nel PNF. Oltre naturalmente a non poter più lavorare negli enti pubblici (Scuole, Comuni, Province e Ministeri) e non poter mandare più i loro figli a scuola.
3) Le Leggi Razziali aprirono la strada all’abbominio del Regime Fascista, e condannarono il Re Vittorio Emanuele II di Savoia che le firmò senza alcuna obiezione (anche per questo i Savoia persero il Regno nel 1946).
Ma ebbero un’altra conseguenza disastrosa e meno nota: tutti gli Ebrei italiani furono schedati, e nei cassetti dei Comuni giacevano quindi tutte le carte con i loro nomi, cognomi e indirizzi, per ogni città.
Quando i Nazisti, dopo l’8 Settembre 1943, invasero l’Italia, ebbero gioco facile nell’effettuare le loro “retate”, andando a colpo sicuro a prelevare i poveretti, con le loro famiglie, per caricarli sui treni diretti ad Auschwitz.
Anche con l’aiuto diretto, come ieri ha onestamente ricordato la Presidente del Consiglio, della polizia fascista, la GNR repubblichina.
Quindi quelle Leggi furono il prodromo delle deportazioni di massa degli Ebrei verso i campi di concentramento.
Il tradimento di Mussolini fu quindi completo.
Rimarrebbe da accennare poi alla disputa se Mussolini fosse razzista o lo facesse solo per ingraziarsi il capo del Nazismo: tra il 1938 e il 1942 lui ripeteva in continuazione di essere sempre stato intimamente razzista, ma nei discorsi degli anni precedenti, pubblicati in una “Opera Omnia” alla vigilia della II Guerra Mondiale, nel 1940, una ventina di volumi, in realtà prima del 1938 non ci sono accenni a questa problematica.
Comunque per non adire a sospetti imbarazzanti incaricò Telesio Interlanghi e il futuro Segretario del Movimento Sociale Italiano, Giorgio Almirante, di pubblicare una rivista quindicinale dal titolo emblematico, “La Difesa della Razza”, in cui si spiegava ad alta voce che il popolo italiano era una razza sola (nonostante le commistioni con i popoli barbarici di tutta Europa e persino degli Arabi) e naturalmente superiore, mentre gli Ebrei erano di una razza inferiore.
Insomma, un “tradimento” vero e proprio, basato su ragionamenti evidentemente sconclusionati e senza senso, che oggi ci appaiono nella loro stupida propaganda, ma che ebbero conseguenze tragiche per molte migliaia di Ebrei italiani.
La Sarfatti, che era una donna molto intelligente e aveva capito l’antifona, riuscì a fuggire in Brasile segretamente nel 1939, tornando in Italia solo diversi anni dopo la fine della II Guerra Mondiale. Molti però non ebbero la sua fortuna.
Enrico Baroncelli