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Al di là delle solite melassate retoriche, delle lacrime vere o finte, delle amenità a fini politici che si raccontano su una tragedia come le foibe del Maggio 1945 a Trieste, bisognerebbe puntualizzare alcuni riferimenti storici, senza i quali non si capirebbe nulla di quel che è successo in Istria in quel terribile 1945 ( e anche 1943). Per quanto segue faccio riferimento in particolare alle ottime pubblicazioni di Gianni Oliva, un bravissimo giornalista e storico siciliano (con cui ci siamo scambiati anche delle email) che ha scritto dei libri assolutamente fondamentali sulla storia del Fascismo e della II Guerra Mondiale (consiglio di leggerli tutti).

1) SE Mussolini (che quelli di Fratelli d’Italia continuano a considerare “un grande statista”) avesse mai capito qualcosa di politica estera (passò dall’alleanza giusta della Prima Guerra Mondiale a quella sbagliata nella Seconda) sarebbe stato “alla larghissima” dalla “polveriera balcanica” .

La cosiddetta Jugoslavia in particolare era un Stato che non era mai esistito nella Storia: semplicemente nel 1919, con il Trattato di Versailles, vennero annesse alla Serbia (che con l’attentato di Sarajevo era stata all’origine della I Guerra Mondiale) delle regioni che con lei non c’entravano niente, derivate dallo smembramento dell’Impero Austriaco (Croazia, Slovenia) e dell’Impero Turco (Bosnia Kossovo Montenegro).
L’invasione italo-nazista del 6 Aprile 1941 fu la scintilla per il riesplodere di odi etnici secolari: basterebbe ricordare le stragi perpetrate da Cetnici e Ustascia, una guerra civile che vide molti jugoslavi schierarsi con le SS germaniche, ed altri con Tito.
Riferisco un episodio a mio parere molto emblematico raccontatomi anni fa da un Capitano degli Alpini di Introbio, Mario Cerati, mio carissimo amico, allora di stanza in Montenegro.
“Eravamo in postazione con la nostra mitragliatrice, quando a un tratto sentiamo delle esplosioni fortissime, un combattimento furioso.
“Capitano, ci attaccano ?” Esclamò un Tenente.
No, le pallottole non vengono verso di noi.
“Era uno scontro interno tra Jugoslavi: poco dopo vidi un soldato, un cetnico, che passava vicino a noi con un secchio.
“Soldato, cosa porti in quel secchio ? – gli dico-. Me lo fece vedere. Erano gli occhi dei soldati nemici caduti che erano stati strappati e buttati appunto nel secchio fino a riempirlo”.
Questa violenza riesploderà cinquant’anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, con le guerre criminose tra Serbia Bosnia e Croazia (con stragi di massa come a Srebenica).

2) Gli Italiani in tutto ciò erano un pretesto formidabile per Tito, per unire emotivamente il suo esercito: gli Italiani erano i nemici, i criminali di guerra. In effetti c’erano stati degli episodi efferati di violenza e stragi di massa perpetrati dai soldati italiani contro i civili jugoslavi, per fermare la resistenza partigiana titina.
Il comportamento dei soldati italiani, in alcune situazioni come a Lubiana, Pljevlja, nei villaggi di Babina Vlaka, Jabuka e Mihailovici non fu assolutamente corretto. Gli Jugoslavi ne approfittarono per canalizzare più sugli Italiani, che non sui Tedeschi, il loro odio nazionalistico. Tito aveva trovato il cemento su cui unire le diverse etnie jugoslave ( e chi scrive ricorda bene i Musei della Guerra locali che avevo visitato negli anni Settanta, che dipingevano malissimo tutti gli Italiani)

3) Le Foibe furono quindi l’apogeo dell’odio verso gli Italiani, che con Mussolini avevano aggredito la Jugoslavia nel 1941. In quelle fosse però non vennero gettati solo i Fascisti o presunti tali: vennero gettati anche degli antifascisti, persone che col Fascismo non c’entravano nulla, o addirittura erano simpatizzanti della Resistenza: però erano Italiani ! Il fatto fu grave anche per un altro motivo, poco noto.

4) Dopo l’8 Settembre 1943 i Tedeschi misero in pratica “l’Operazione Alarico“, cioè l’occupazione dell’Italia e la cattura dei soldati del Regio Esercito, da mandare in Germania come schiavi-lavoratori. Mentre la maggior parte dei soldati italiani buttarono un po’ vilmente le armi a terra, all’apparire delle guarnigioni Tedesche (anche se questi erano in minoranza di 1 a 10) ci furono degli episodi di Resistenza, come quello di Cefalonia, di soldati eroici che obbedirono all’appello di Badoglio (“Non fatevi disarmare”).

Questi episodi di resistenza, anche se poco conosciuti, furono invece più numerosi nei Balcani, dove forse i soldati italiani ebbero anche un po’ più di tempo per ragionare sul da farsi. Addirittura molti di loro, avendo compreso il capovolgimento di fronte (i Tedeschi non erano più alleati ma nemici) si arruolarono con le truppe resistenziali di Tito , dando il loro contributo alla guerra di liberazione della Jugoslavia.
Anche per questo le foibe sono state, oltre che un crimine contro l’umanità, un atto di estrema irriconoscenza verso chi aveva capito la situazione e si era alleato con Tito, cioè quei soldati italiani (e verso la Resistenza contro i Fascisti e i Tedeschi in Friuli).

5) Che poi Tito rappresentasse o meno il famoso “Comunismo” avrei qualche dubbio: Tito rappresentava più che altro se stesso, il suo potere, e il protagonismo sopraffattorio della Serbia verso le regioni contigue, che infatti si ribelleranno dopo la sua morte avvenuta nel 1980, con le tragiche guerre già ricordate degli anni ’90 del secolo scorso . Ricorderei tra l’altro che poco dopo la fine della Guerra Tito ruppe con l’Unione Sovietica, rifiutandosi di allearsi con il Comecon e con il Patto di Varsavia, isolandosi completamente dal mondo allora comunista , anche quello Cinese di Mao Tze Tung, con cui invece la vicina Albania era collegata .
Ma sugli argomenti politici si potrebbe discutere: sugli elementi storici invece molto meno !

ENRICO BARONCELLI

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