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Il 7 marzo 2025, un plotone di esecuzione di tre agenti volontari hanno sparato a 4,6 mt. di distanza a Brad Keith Sigmon di 68 anni, per l’omicidio dei genitori della sua ex fidanzata avvenuto il 27 aprile 2001. L’esecuzione è avvenuta all’interno del Broad River Correctional Institution a Columbia, capitale dello Stato della Carolina del Sud.

Il South Carolina nel 2021 ha introdotto come alternative per i condannati a morte: la fucilazione o la sedia elettrica.

Il condannato Sigmon ha scelto la fucilazione. I giornalisti presenti, dietro a un vetro antiproiettile, hanno sentito le ultime parole del condannato che invocavano il messaggio cristiano contro la pena capitale.

Quanti casi si contano in Italia di genocidio dal 2000 ad oggi? Anche per mano di minorenni…

La pena di morte è una sanzione penale che consiste nel togliere la vita al condannato. Questo provvedimento estremo era presente in tutti gli ordinamenti antichi. Tuttavia, nel corso della storia, molti leader, re o imperatori come Tito che non emise condanne a morte durante il suo mandato, Saga l’imperatore giapponese designato come il primo abolizionista, la zarina Elisabetta I che ne ridusse la portata, ne limitarono l’uso o l’abolirono almeno per brevi periodi.

Il primo Stato al mondo che abolì definitivamente la pena di morte fu il Granducato di Toscana il 30 novembre 1786 con la riforma del codice penale toscano, ad opera del giurista Pompeo Neri, perfettamente in linea col principio contrattualistico: nessun uomo può disporre della vita di un altro, di Cesare Beccaria. L’Italia l’abolì nel 1889, tranne che per i reati militari, per poi reinserirla nel 1930 con il codice Rocco.

Con la Costituzione italiana del 1948 venne abolita la pena di morte come sanzione penale e con la legge costituzionale n. 2 del 2007 è stata eliminata anche dal codice militare di guerra.

Tante le opinioni, tante le giustificazioni dell’orrore. Qualcuno giorni fa mi ha detto: “prendi atto del male, è inevitabile: al male bisogna rispondere col male”. Questa è la nuova faccia della civiltà? O è una regressione dell’umanità? Ho l’impressione che le società contemporanee stiano sottovalutando la vita, degli altri soprattutto…quelli che non contano. Per non parlare della vita umana utilizzata, mutilata, perduta sul terreno di battaglia per mire di potere.

Seneca consigliava l’imperatore Nerone alla clemenza, erogando la massima pena in casi estremi, seguendo la ragione e non l’impulso: “Ma i costumi dei cittadini si correggono maggiormente con la moderazione delle punizioni…e il rigore, quando è troppo frequente, perde la sua principale virtù curativa, che è quella di ispirare rispetto…” De Clementia, III, 20,2.

“…E’ facile ed è anche inclinazione naturale odiare i malvagi…biasimare la colpa e nello stesso tempo riconoscere la bontà della natura..” Agostino da Ippona. Il Santo esorta al perdono e considera ipocrisia da parte degli uomini infliggere condanne a morte: “Ma pensi, tu, forse, o uomo, che condanni chi fa tali azioni e poi le fai tu stesso, di sfuggire alla condanna di Dio?…” Lettera 153 inviata al luogotenente imperiale Macedonio che lamentava l’intercessione dei vescovi africani per impedire le esecuzioni capitali.

Lo Stato del Vaticano ha conservato nel suo ordinamento la pena di morte fino al 1969, dismessa da Paolo VI, anche se inapplicata dal 1870. Ma venne rimossa ufficialmente il 12 febbraio 2001 su iniziativa di Papa Giovanni Paolo II.

Tutti i romani, almeno per sentito dire, conoscono le gesta di Giovanni Battista Bugatti detto mastro Titta, nato a Senigallia nel 1779 e morto a Roma nel 1869, noto come “er boia de Roma”, perché era il boia dello Stato Pontificio. Uccise, indossando un mantello scarlatto come il sangue, legalmente, in piazza del Popolo, per 68 anni, 514 o 516 persone, una media di 7 esecuzioni pubbliche l’anno. Iniziò a 17 anni e terminò a 85 anni quando Papa Pio IX gli concesse la pensione.

Papa Giovanni Paolo II durante la sua ultima visita negli Stati Uniti il 17 gennaio 1999 dichiarò: “La nuova evangelizzazione richiede ai discepoli di Cristo di essere incondizionatamente a favore della vita. La società moderna è in possesso dei mezzi per proteggersi, senza negare ai criminali la possibilità di redimersi. La pena di morte è crudele e non necessaria e questo vale anche per colui che ha fatto molto del male”.

Il primo agosto 2018 con il Rescriptum ex Audentia SS.mi Papa Francesco ha redatto il nuovo punto n. 2267 del Catechismo della Chiesa Cattolica rendendo “la pena di morte sempre inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona”. E la Chiesa si impegna “per la sua abolizione in tutto il mondo”.

Di opinione diversa Friedrich Nietzsche che contestò la funzione rieducativa della pena, considerando la morte del criminale come l’unica possibilità per assolverlo dalla colpa e sottrarlo all’umiliazione del pentimento imposto dalla morale, soprattutto quella cristiana: “Per colui che soffre talmente di sé stesso, non vi è redenzione, se non la rapida morte”, presupponendo così un’equiparazione extramorale tra i delitti e le pene de: “Così parlò Zarathustra”.

Invece Cesare Lombroso considerava la delinquenza una malattia configurabile fin dalla nascita, un segno fisiologico del criminale è la fossa nell’occipite, presente solo negli animali. Per queste persone non esiste né pena né rieducazione, solo il manicomio.

Una volta in metro a Milano, un prof mi fece notare le caratteristiche facciali di un ragazzo che secondo lui erano tipiche di un criminale…ebbi paura, veramente, perchè di lì a poco avrei rivisto quel prof in cattedra…con gli anni appresi che tutti siamo dei potenziali criminali, l’ambiente e le esperienze ci modellano e cercano di imbrigliare i nostri istinti mentali che ci fanno male e fanno del male agli altri. Se queste briglie si rompono ecco che si manifesta il delitto.

“Il sangue non pulisce, ma sporca. L’odio non cessa con l’odio, in nessun tempo; l’odio cessa con l’amore, questa è la legge eterna…” così si pronunciò Buddha Sakyamuni, fondatore del buddismo.

Anche senza aver studiato Diritto Penale, chiunque alla fine può comprendere e condividere il pensiero di Cesare Beccaria espresso nel libro “Dei delitti e delle pene” del 1764 di condanna della pena di morte: “Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio”.

MARIA FRANCESCA MAGNI

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