Un nuovo filone della propaganda russa va affermando che l’esercito russo avrebbe vinto tutte le sue guerre, non solo quella contro il Nazismo di Hitler, che per Putin sembra essere un’ossessione, oggi lo identifica nientemeno che con l’ebreo Zelenskj .
Naturalmente come al solito la realtà è molto lontana dalla propaganda.
Iniziamo questo excursus ricordando una caratteristica dell’esercito russo, ancora fin dall’Ottocento: e cioè la disciplina ferrea applicata ad ogni soldato, la mancanza di ogni minima autonomia anche nei livelli medi decisionali, a differenza dell’Esercito tedesco nella II Guerra Mondiale.
Il soldato russo non ha mai avuto alcun diritto, se non il dovere di andare a farsi ammazzare in silenzio! E le madri non si lamentino: a diverse di loro, ancora oggi, per compensarle della perdita dei figli, sono state regalati, oltre a una modesta somma in rubli, anche degli oggetti da cucina, tra cui dei tritacarne ! Zitte e mute anche loro, le madri russe, abituate da secoli a perdere in silenzio i loro figli, a volte senza averne alcuna notizia, a differenza delle madri americane, che ai tempi della guerra del Vietnam, ma anche dell’Afghanistan, scendevano in piazza a protestare contro il Governo (e in alcun casi a farlo cadere !).
Ma partiamo da lontano, dalla Prima Guerra Patriottica, nel 1812, contro Napoleone. Il comportamento dell’esercito russo fu in realtà piuttosto deludente: Napoleone, che aveva umiliato i Russi ad Austerlitz nel dicembre 1805 (l’ottimo film di Ridley Scott rappresenta realisticamente la scena in cui Napoleone bombarda il lago ghiacciato su cui i Russi si erano fermati, già sconfitti, condannandoli cinicamente alla morte per annegamento) aveva una scarsissima stima del corrotto Michail Kutuzov, comandante dell’esercito russo, grasso ubriacone, frequentatore di prostitute e cieco da un occhio (nell’immagine di copertina).
La speranza di Napoleone era di combattere subito una battaglia nei pressi della Polonia, cioè al confine, e risolvere il contenzioso con lo Zar Alessandro I. Ma Kutuzov continuava a retrocedere , in modo che appariva anche un po’ vigliacco persino allo stesso Zar, senza avere il coraggio di affrontare le truppe Francesi. Applicando inoltre la tattica della “terra bruciata” : i contadini non dovevano lasciare nulla ai soldati invasori, e anche la città di Smolensk venne completamente incendiata prima di Mosca. In effetti le uniche battaglie combattute vennero vinte dai Francesi: quella di Borodino, ormai nei pressi di Mosca, quella di Malojaroslavec ( detta la “battaglia degli italiani”, che si comportarono molto valorosamente) e quella della Beresina (anche qui importante il ruolo degli Italiani guidati da Gioacchino Murat).
La “grande Armeè” fu invece distrutta dal “Generale Inverno” ( meno 40 gradi sottozero) e dalla forte sottovalutazione del problema dei rifornimenti alimentari ai soldati, che letteralmente morirono di fame e di freddo, mentre i Russi si limitarono ad attaccare sporadicamente le retrovie, dando a volte l’ultimo colpo mortale.
Verso la metà dell’Ottocento, quando la Russia non più isolata faceva parte della Santa Alleanza con Francia e Inghilterra, l’Impero Zarista ebbe una grande espansione in Oriente: vennero acquisiti i territori islamici, oggi le Repubbliche del Turkmenistan, del Kazakistan, dell’Armenia e altro.
Nel 1856 però la Russia venne sconfitta da una coalizione, a cui partecipò anche l’Italia di Cavour, a fianco dell’Inghilterra, Turchia e Francia, per la conquista della Crimea.
L’inizio del Novecento fu disastroso per la Russia. Nel 1905 subì una sconfitta traumatica ed imprevista da parte della potenza nascente del Giappone. La battaglia navale di Tsushima: il tracollo originò la prima Rivoluzione russa, lo Zar venne costretto a ordinare riforme democratiche, tra cui la costituzione di un parlamento, la Duma, che però venne soppresso pochi anni dopo.
L’intervento nella I guerra Mondiale, a fianco della storica alleata Serbia, fu ancora piuttosto disastroso. Nonostante la politica di riarmo che anche lo Zar Nicola II aveva intrapreso negli anni precedenti, dopo quasi tre anni di guerra la Russia era in ginocchio.L’esercito era a pezzi, i Tedeschi avevano vinto sul campo: il menscevico Kerensky (andato al potere dopo la Rivoluzione di Febbraio del 1917) tentò una controffensiva nel giugno 1917, ma con esiti disastrosi.
Andato al potere Lenin, con la rivoluzione bolscevica di ottobre, dovette accettare le umilianti condizioni imposte dai Tedeschi a Brest Litovsk, con il quale però si chiuse il “fronte orientale” per la Germania (Caporetto stava per arrivare !). Lenin però fu molto fortunato, perchè l’anno dopo gli Imperi centrali si schiantarono e la Russia riprese quasi tutti i suoi territori con il Trattato di Versailles del 1919.
La Seconda Guerra Mondiale iniziò ancora peggio della Prima: Stalin aveva avuto la pessima idea, con le “purghe staliniste” iniziate nel 1936, che avevano colpito per lo più sinceri comunisti fedeli all’Unione Sovietica ma accusati di colpe inesistenti, di decimare gli ufficiali e i comandanti della Armata Rossa. Quando Hitler mosse il suo attacco all’URSS, nel giugno 1941, penetrò facilmente nelle difese sovietiche, come un coltello nel burro, catturando ben tre milioni e mezzo di soldati russi.
Per fortuna resistettero strenuamente le difese di Mosca, Leningrado e Stalingrado, da cui due anni dopo i Russi poterono riprendere la loro controffensiva: ma i rischi (e le perdite umane) erano stati enormi.
Dopo la II Guerra mondiale potremmo ricordare la Guerra dell’Afghanistan, in cui i Russi vennero umiliati dalle tribù dei Talebani e dei Mujaheddinn, addestrate e armate all’epoca dalla CIA americana, e tra cui c’era un certo Osama Bin Laden, vissuto e istruito per molti anni negli Stati Uniti.
Naturalmente Putin ha cancellato anche questa sconfitta dai libri di storia: nessuno ne deve parlare.
Anche la “Guerra Fredda” si è conclusa sostanzialmente con la sconfitta dell’Unione Sovietica, che è implosa nel 1991.
Insomma, a ben vedere , una lunga storia di sconfitte, di cui ci sarebbe ben poco da vantarsi: e non parliamo di come è stata condotta la guerra in Ucraina, in cui il gigante Golia sta facendo molta fatica a sottomettere il piccolo Davide, e non solo per il sostegno occidentale. Anche qui errori militari e strategici in abbondanza : ricordate la lunga fila di carri armati alle porte di Kiev distrutti dai missili anticarro Javelin e dai primi droni ucraini ?
Ma si sa, i dittatori non guardano troppo per il sottile: la propaganda spesso fa a pugni con la realtà, l’importante è che qualcuno ci creda !
ENRICO BARONCELLI