Il piano RearmEU presentato dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha suscitato un dibattito che in Italia sta assumendo toni ideologici.
Prendo ad esempio l’articolo di Pietro Ignazi che critica aspramente il piano, richiamando studi esistenti sul tema dell’esercito europeo. Ignazi pone la questione in questi termini:
“Vogliamo costruire un sistema di difesa europeo affidato ad una autorità sovranazionale, indipendente sul modello della Bce, oppure vogliamo rafforzare le dotazioni delle forze armate dei singoli paesi?”. (Domani del 13 marzo 2025, pag.2, la sottolineatura è mia).
Prosegue parlando quindi di demonizzazione delle posizioni della parte di sinistra favorevole ad imboccare la prima via e contraria ai finanziamenti a pioggia di fondi a favore di interessi nazionali.
Prescindiamo dal fatto che la demonizzazione, se c’è, esiste da ambo i lati degli schieramenti, soprattutto leggendo i giudizi dello stesso Ignazi sulla VdL (“manifestamente inadeguata al ruolo”,la cui proposta riflette “impressionante pochezza intellettuale”, giudizi di valore , condivisibili o meno ma confinati nel campo dell’opinione), due le mie osservazioni.
Appare fuorviante (a dir poco) la divisione manichea tra fautori della Difesa Comune come via maestra in ottica federalista europea, e coloro che sostengono l’utilità del Piano, come fossero implicitamente avversari della prima via e, magari, in combutta con meri interessi nazionali e guerrafondai.
Come emerge dalla posizione espressa, e sottolineata volutamente, parlare di Difesa affidata ad autorità sovranazionale indipendente, sul modello Bce implica, né più né meno che una MODIFICA DEI TRATTATI.
Si ha presente cosa ciò significa ? Significa una procedura che passa da una proposta da presentare alla Commissione, da una successiva convocazione di apposita Convenzione la quale a sua volta adotta un piano, all’ UNANIMITA’ (incluso l’Ungheria ), rivolge una raccomandazione alla Conferenza Intergovernativa, composta dai rappresentanti dei Governi dell’Unione che la adottano , sempre all’UNANIMITA’, per poi passarla all’approvazione dei Parlamenti nazionali… Esiste una procedura “semplificata”, che richiede comunque l’approvazione dei parlamenti, ma mi pare difficilmente applicabile in quanto prevista solo se le modifiche NON apportano ampliamenti di competenze dell’Unione. La Difesa Comune mi pare le apporti, eccome !
Ultima considerazione: il Piano ReArm è lacunoso, anzi pieno di difetti, a cominciare dal fatto che è ancora una scatola vuota con cifre generiche (la criticata, a ragione , idea di usare i fondi di Coesione poggiava peraltro sul fatto che una gran parte resta inutilizzata) ma è urgente dare il via subito ad un processo operativo, ed il ruolo dei Socialisti e Democratici è proprio quello di rappresentare le ragioni della Difesa Comune entro il progetto, rendendo i due percorsi complementari.
Oggi i Paesi Ue sono in larga misura membri della Nato, quindi una fase iniziale di rafforzamento delle difese nazionali è supportata già da un embrione di coordinamento,
Insomma porre l’alternativa secca : piano ReArm oppure Difesa Comune, come fossero due vie incompatibili tra loro è , a mio parere, una mistificazione. Significa affossare ogni processo comune europeo sulla materia, si dice “Difesa Comune o niente” per non dire che non si vuol affrontare la questione.
Eugenio Carnazza (segretario circolo PD Valmadrera)