Coinvolgere e sensibilizzare la cittadinanza su legalità e contrasto alla criminalità organizzata per promuovere la consapevolezza che si tratta di valori non negoziabili. È stato questo il tema al centro dell’incontro pubblico dal titolo “Io vivo. Di legalità” che si è svolto nella serata di mercoledì 12 marzo presso la sala Don Ticozzi di Lecco.
Protagonisti dell’intensa serata sono stati quattro attivisti – Francesca Minniti, Giuseppe Scognamiglio, Antonia Mastromo, Mario Civitaquale – referenti di altrettante associazioni impegnate contro le mafie e le loro condotte violente e intimidatorie, ma anche contro i comportamenti omertosi o conniventi che sono spesso percepiti come normali in presenza di condizioni sociali o economiche disagiate e nei contesti più a rischio.
I loro racconti hanno restituito realtà difficili, nelle quali l’illegalità si avvantaggia della povertà non solo economica delle fasce più fragili della popolazione e si appropria dello spazio che le istituzioni lasciano vuoto abdicando al proprio ruolo, rivelando esperienze incoraggianti, in grado di dimostrare come dal basso si possano mettere in atto cambiamenti culturali capaci di trasformare intere comunità.
Da ‘Addiopizzo’, movimento sviluppatosi a Palermo per contrastare il racket delle estorsioni mafiose, a ‘Radio Siani’ di Ercolano, un portale di informazione libera che ha sede in un bene confiscato alla mafia e porta il nome di un giovane cronista napoletano ucciso dalla mafia a seguito delle sue denunce, dalla cooperativa ‘La Paranza’ del rione Sanità di Napoli impegnata a valorizzare il patrimonio artistico del quartiere e offrire opportunità di lavoro e speranza ai suoi abitanti, all’associazione di promozione sociale ‘Chi rom e chi no’, costituitasi a Scampia e promotrice di relazioni significative tra le comunità rom e italiana del quartiere attraverso interventi culturali e pedagogici, attivando percorsi di emancipazione sociale, individuale e collettiva.
Ad unire queste storie e contesti pur molto differenti, l’ambizione a cambiare la realtà invece di cadere preda della rabbia e della frustrazione, insieme all’amore incondizionato per la propria terra e la conseguente sfida a volerne liberare e valorizzare la bellezza a dispetto di pregiudizi e stereotipi, promuovendone il riscatto da un’atavica dolorosa storia di emigrazione. Una testimonianza particolarmente preziosa perché giunta da giovani animati dalla fattiva volontà di cambiare le cose, costruendo un futuro migliore e più giusto per le generazioni presenti e quelle che verranno, e che, sulla base dei risultati incoraggianti già perseguiti, induce a ben sperare riguardo l’efficacia di queste buone pratiche e la loro replicabilità nel nostro territorio, chiamato ad affrontare a sua volta la piaga della criminalità organizzata le cui infiltrazioni, come ampiamente noto, sono diffuse e radicate nell’economia lecchese.
Ad evidenziarlo con autorevolezza è stato il sindaco di Lecco Mauro Gattinoni accogliendo i giovani relatori e sottolineando il valore del loro esempio. Oltre al primo cittadino, a fare gli onori di casa ci sono stati altri rappresentanti delle istituzioni locali: Paolo Lanfranchi, sindaco di Dolzago e coordinatore provinciale di Avviso pubblico – rete di enti locali impegnati a promuovere la cultura della legalità – che ha moderato il dibattito, il vicepresidente della Provincia di Lecco Mattia Micheli, l’assessore al welfare del Comune di Lecco Emanuele Manzoni, le dirigenti scolastiche degli Istituti ‘V. Bachelet’ di Oggiono e ‘G. Parini’ di Lecco, Anna Panzeri e Raffaella Crimella.
La comunità scolastica del territorio non ha fatto mancare la sua partecipazione, anche grazie alla presenza in sala delle classi quarta e quinta del corso serale dell’Istituto Parini, a riscontro di come la scuola in quanto agenzia educativa chiamata a formare i cittadini di domani abbia un ruolo decisivo nella promozione della cultura della legalità e del rispetto delle regole.
Proprio dalle scuole unite dalla Rete del Centro per la Promozione della Legalità sono partiti del resto l’ideazione dell’iniziativa e il coinvolgimento di altri soggetti e risorse per perseguirne la realizzazione attraverso una rete più ampia che ha unito le istituzioni lecchesi. Nella convinzione che la consapevolezza e l’attivismo della società civile sono l’arma più formidabile per sconfiggere la criminalità organizzata che, come ebbe a dire Giovanni Falcone, “non è affatto invincibile ma come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà una fine”.
ELENA DELL’ORO
