A ritroso, due parole sulle fonti primitive dell’energia: dal VII millennio circa a.C., in Mesopotamia, al fuoco e alla forza dell’uomo si aggiunsero i muscoli degli animali dopo aver scoperto l’importanza del moto rotatorio applicato alla ruota del vasaio o alla ruota per il trasporto.
La mola manuale degli schiavi romani per macinare il grano fu ben presto sostituita dalla mola asinalis, azionata da un asino. La forza lavoro di schiavi e animali fu la più grande fonte di energia, anche per produrre il pane con le rudimentali impastatrici nella città imperiale.
Le cattedrali gotiche del Medioevo non ci sarebbero state senza i ‘calcanti’, ossia gli uomini criceto che azionavano grandi ruote di legno per muovere le gru dei cantieri.
Mentre nell’800 i detenuti del Re d’Inghilterra camminavano per ore su rulli paralleli per fornire energia meccanica a diverse macchine industriali.
Si cominciò ad usare la forza dell’acqua e del vento su larga scala per produrre energia nel II secolo d.C., in Provenza venne realizzato il più grande complesso di mulini con 16 ruote che azionavano macine. Nel seicento fu grazie ai mulini a vento che gli olandesi prosciugarono i polder.
C’è la tentazione di paragonare gli antichi mulini a vento con le pale eoliche contemporanee, ma i primi producono energia meccanica, le seconde energia elettrica.
La prof.ssa Grazia Pagnotta, nel suo saggio “Prometeo a Fukushima”, precisa: “al contrario dei terreni sui quali passavano i fiumi che muovevano i mulini ad acqua, il vento non appartiene a nessuno; e infatti la diffusione dei mulini a vento ridusse conflitti e tensioni sociali nell’Europa medievale. Oggi petrolio, gas naturale e carbone sono risorse estratte da terreni di proprietà, mentre per il vento si considera soltanto la proprietà del luogo dove installare le pale e non quella della fonte di energia in sè”.
L’unico combustibile preindustriale era il carbone vegetale, usato soprattutto per il riscaldamento domestico, ma richiedeva aree ricche di legna…così la fame di legna portò nel cinquecento alla prima grande crisi energetica in Europa.
In Europa nel frattempo aumentavano le attività delle manifatture che richiedevano più energia. Ma le difficoltà di approvvigionamento del legname alzarono i costi, produssero inflazione e portarono i popoli ad estrarre carbone fossile dalle miniere.
Nel 1769, lo scozzese James Watt convinse gli imprenditori a sostituire gli animali che muovevano le macchine con i suoi motori a vapore. L’idea funzionò. Dalla locomotiva a vapore si arrivò all’elettricità. I motori elettrici fecero irruzione nelle fabbriche, potevano essere collegati con altre parti meccaniche, eliminando le cinghie che erano servite fino ad allora per trasmettere il moto, tutto diventò più efficacie e veloce. Da lì un susseguirsi di ricerche e applicazioni perfezionarono la comunicazione e resero migliore la qualità della vita come l’invenzione della pila, radio, telefono, elettrodomestici…parallelamente però aumentavano le emissioni di gas serra…ma le genti, in quel periodo, non si accorsero di nulla o quasi. Erano troppo occupate col progresso, dovuto alle invenzioni applicate all’industria che produceva beni in enormi quantità, promuovendo i commerci e mirando a elevati profitti.
Dopo l’Unità d’Italia nel 1861 anche il nostro Paese entrò nella gara energetica, ma ahimè di carbone non ce n’era, così l’Italia si affidò all’energia idroelettrica.
Le valli alpine, lunghe e strette, permettevano la realizzazione di dighe e bacini artificiali, da dove convogliare l’acqua verso le turbine delle centrali. Negli anni ottanta dell’800 in Piemonte e in Lombardia furono costruite centrali idroelettriche per sostenere lo sviluppo industriale di Torino e Milano e agli inizi del 1900 l’Italia era al primo posto in Europa per la produzione di energia idroelettrica. L’industria tessile si sviluppò nelle valli prealpine per essere più vicine alle fonti di energia meccanica, i corsi d’acqua, e si espanse nella pianura Padana. Le industrie strategiche come la metallurgica, ferroviaria, cantieristica, navale, nacquero al Nord proprio per questa disponibilità energetica.
Va da sé che la competizione energetica si trasformò in conflitto. La Prima guerra mondiale fu scatenata, francamente, anche per l’accaparramento delle miniere di carbone della Ruhr e della Saar, che alimentavano gli altiforni della siderurgia…
Ancora oggi l’energia primaria del mondo proviene essenzialmente dai combustibili fossili, in attesa che si compia una transizione energetica. Per avere questo ‘tessoro’, come scrisse Tolkien nella guerra immaginata tra i mondi, siamo disposti a uccidere, legalmente…
La corrente elettrica in Valsassina arrivò il secolo scorso per volontà della famiglia Acerboni di Casargo e della famiglia Sanelli di Premana che illuminarono la Valle e portarono l’elettricità alle industrie della zona. Si legge in “Sali-in-vetta”: il progetto prevedeva 2 turbine Pelton che sfruttando l’acqua in caduta proveniente dalla Valdacorda, permetteva la produzione di energia elettrica.
Oggi, in fondo alla Valle, nel Comune di Taceno, sono cominciati i lavori per la realizzazione della nuova Centrale Idroelettrica tra località Cassinello e Tartavallino interessando 550 mt di torrente. Pubblicamente, il Presidente della ASD sezione provinciale conv. FIPSAS Stefano Simonetti e il Sindaco di Taceno Alberto Nogara, uniti al Sindaco di Cortenova Sergio Galperti, dopo il provvedimento della Provincia di Lecco che ha annullato la realizzazione della centrale più grande che avrebbe interessato 1500 metri di torrente con ripercussioni pesanti sul delicato ecosistema del territorio e del suo nastro d’acqua, si sono dichiarati soddisfatti per aver bloccato un danno ambientale catastrofico per l’intera Valle.
E’ bello poter segnalare la sensibilità degli amministratori nei confronti dell’ambiente.
Negli ultimi anni era desolante constatare la ‘secca’ del Pioverna, speriamo si fermino le inutili e sciagurate deviazioni-derivazioni d’acqua dal torrente.
E forse il Pioverna sarà salvo.
MARIA FRANCESCA MAGNI


