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Carlo Alberto Pisani-Dossi (1849-1910) fu autore inattuale in vita, di fama crescente dopo la morte. Legato alla Scapigliatura lombarda ha prodotto una quindicina di opere, una piu’ rara dell’altra nelle edizioni originali. La piu’ curiosa tra queste e’ una raccolta di 5794 note, aforismi, racconti, aneddoti, letture, una sorta di diario privato che Dossi tenne per tutta la vita e lascio’ in forma di sedici Quaderni con la copertina azzurra da cui il nome Note Azzurre.

Nel 1912 la vedova fece pubblicare dai Fratelli Treves una edizione parziale delle Note del marito.

Carlo Dossi -Note azzurre-. A cura di Dante Isella – Milano s.e. (ma Ricciardi Editore – Tipografia Maestri), 1956.
In 8, (cm. 23×14,5) 2 tomi cartoncino orig. bianco con sovraccoperta muta in carta lignes azzurra, cofanetto mod. in cartonato leggero., pp. XXII, 2 cc.b.; 8, 906, (6) numeraz. continua a fogli sciolti, illustrato f.t. da 16 tavole di ritratti in b.n. (uno e’ il facsimile di una pagina dei quaderni delle “Note”). I due frontespizi senza riferimenti editoriali portano l’indicazione ‘Prova di stampa” – Milano, dicembre, 1956.

E’ questo uno dei pochissimi esemplari dell’edizione originale integrale che Ricciardi aveva stampato nel 1955, avvalendosi della sapiente opera filologica di Dante Isella. A lavoro ultimato e con le copie pronte in tipografia, l’editore Ricciardi e Raffaele Mattioli in un incontro con Franco Pisani-Dossi (il figlio di Carlo), deciserò di non procedere con l’edizione prevista in due serie: 1000 esempl. n.n. su carta comune e 150 su carta Maslianico (numer. I-99 + I-XXIV e il resto n.n. f.c.) per timore di possibili azioni legali da parte degli eredi di alcuni personaggi citati nell’opera.
“Delle circa 1.200 copie se ne sarebbero impaginate solo 138 (100 per me, 38 per l’editore) da offrire graziosamente per uso riservatissimo agli studiosi” come dichiarato da Franco Pisani-Dossi.
Questi esemplari corrispondono alla serie di testa in carta pregiata dell’edizione Ricciardi del 1955, confezionata in due tomi, a fogli sciolti, con elegante brossura azzurra e posta in cofanetto. Da questa tiratura veniva pero’ rimosso qualsiasi riferimento editoriale, vennero sostituite le pp. (V)-(X) del primo tomo con un nuovo fascicolo (il nuovo frontespizio porta la dicitura “Prove di stampa/Milano, dicembre 1956” ed e’ assente la pagina con la “Dichiarazione dell’editore).

La copia esaminata e’ una delle 138 a fogli sciolti – porta alla prima pagina bianca del tomo primo una nota autografa del figlio dell’editore: “Queste prove di stampa/sono affidate alla discrezione/e quindi alla responsabilita’/di C [….]/ Franco-Pisani Dossi”.

Una edizione ufficiale delle Note azzurre uscì nel 1964 per le Edizioni Adelphi, in due volumi in bel cofanetto disegnato da Enzo Mari, ma priva delle dodici “Note fatali”.

Il libraio romano Roberto Palazzi che possedeva una copia in sedicesimi sciolti della Ricciardi, pubblico’ per i suoi amici una plaquette in edizione numerata dove venivano pubblicate le sole Note censurate.

Riportiamo dodici Note dell’autore, teniamo questo numero in sostegno alla liberta’ di pensiero fondamentale in uno stato di diritto. Solo la prima nota con alcune parole punteggiate (ma identificabili) fa parte delle “indesiderate”.

  1. Si dice che una contessa B [….] di Udine, immiserita per la sua prodigalita’, abbia prostituito una sua figlia di 13 anni, a quel re vi……e di v…..i che ha nome V. E..
    ….e. Sta di fatto che la contessa oggigiorno spende e spande – e trae in carrozza la sua infamia per pubblici passeggi di Udine.
  2. Bizzarrie. Un piccione si posa sulla calva testa di un dottore della Chiesa scolpita in sasso in un finestrone del Duomo, poi vola via. Il dottore della chiesa alza la mano e si gratta la testa. –
  3. Tale, uscendo dal Tearro della Scala dove era stato fischiato la prima volta il Lohengrin di Wagner, disse che la miglior aria che aveva sentito quella sera, era quella della strada.
    1. Presa di Roma. Noi italiani, i vinti dei vinti dei vinti (perrocche’ vinti a Custoza dai Austriaci, che erano stati battuti a Magenta dai Francesi, alla loro volta sconfitti a Worth ecc. dai Prussiani) siamo stati finalmente vincitori. E di chi? Dei soldati del Papa.
  4. I trattati politici restano inviolabili finché una delle parti contraenti si trovi forza bastante da poterli violare impunemente…Del resto i trattati, che si concludono ancora oggidi’, sono, non dico violabili, che non si viola che il giusto diritto, ma annullabili, non avendo quasi mai il requisito dell’oggetto possibile. Sempre nazionalita’ calpestate! Sempre monopoli, privilegi..! Volere o non volere, s’e’ ancora ai tempi di Breno. Sulla bilancia, che pesa, e’la spada.
  5. Nei grandi centri dell’affarismo politico e finanziario regna la cocotte, ladra, traditrice, porca. L’uomo politico o bancario, che e’ solitamente corrotto fino al midollo, non gusta altra donna.
  6. Nella statistica comparata si nota che ad un rialzo nel numero degli agenti di polizia corrisponde un rialzo in quello dei delitti denunciati e giudicati. – Per me, credo anzi che la troppa tutela e vigilanza poliziesca provochi molti delitti – quelli almeno di ribellione.
  7. Titoli di carte, esistenti nell’archivio municipale di Lugano – Miscellanea – n.XVI 2. – Pace e remissione fatta tra gente di Porlezza per avere un certo Meneghino ammazzato una donna che gli aveva messo le mani nei calzoni e preso pei c……i secondo l’uso di que’ tempi. – 1535 – Misc. XVI. 7- Diverse dichiarazioni del Sindacato obbligante grida per la vendemmia e proibente ai forestieri di portare calzoni larghi, ecc. 1570 –
  8. Orta Novarese (ottobre 1891). Vedo incorniciato e sotto il vetro nella sala dell’albergo un mezzo foglio del registro dei viaggiatori, come segue – di pugno di Cavour – Agosto 1856 – C. Cavour dichiara essere l’Albergo Ronchetti uno dei migliori alberghi dello Stato, eppercio’ augura all’attivissimo e intelligente suo proprietario un ognor crescente concorso di avventori.
  9. All’epoca di Carlo Porta, a Milano, “i prett vicciuritt” dovevano stare sotto i Portici dei Figini in piazza del Duomo ” a sbatt la frusta” cioe’ ad aspettare gli avventori. Con loro si contrattavano messe, battesimi, funerali come se si trattasse di porci e di buoi.
  10. Il curato di Laglio sul lago di Como, miserissimo, da per penitenza alle donne che si confessano da lui di fargli delle calzette. Nelle montagne, i curati sono talmente cosi’ poveri che le loro Perpetue li mantengono facendosi dare un uovo dall’uno, un boccone di pane dall’altro etc. Quando qualche “forastiero” arriva inopinatamente dove sono, fuggono come selvaggi. La mia Carlotta, in una gita sui monti, ne vide scappare uno, vestito di verde (cioe’ il nero dell’abito diventato verde per l’ eta’, la pioggia etc) con ghette stracciate, e un berretto rosso, fatto a calzetta.
  11. Tale prete diceva sempre a chi lo invitava, sovente, a pranzo, e “non s’incomodi troppo. Io mi accontento di quello che c’e’. A me basta il piatto di buona cera!” Allora l’anfitrione fece preparare un piatto con su dipinto a fuoco un faccione allegro e di buona cera e quando il prete capito’ da lui per pranzare, gia’ pose dinanzi il piatto vuoto senz’altro dicendogli “eccovi accontentato, col piatto che piu’ desiderate”.

Leggendo molte delle 5794 Note ci si rende conto che la “peggior storia” si ripete: la corruzione politica, le disuguaglianze, il colonialismo, la dottrina della razza tanto cara ad Julius Evola, viene applicata con precisione in varie parti del mondo considerate “inferiori” da una societa’ occidentale in completa decadenza.
Queste consuetudini ereditarie hanno generato negli ultimi due secoli genocidi che potevano e “possono essere fermati”.

Allegate seguenti immagini fotografiche:

Cartellino a caratteri dattilografici inserito nel primo tomo.

Frontespizio delle Note azzurre Tomo primo.

Fotografia, ritratto di Carlo Dossi del 1867.

Carlo Dossi in una caricatura del pittore scapigliato Tranquillo Cremona.

Giancarlo Valera

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