Le montagne incantano, raccontano storie da ascoltare in quanto simbolo perenne di un territorio.
Immobili e silenti hanno osservato eventi svoltisi ai loro piedi nei secoli.
Un po’ rammaricate, sono riuscite ad accogliere perfino i pionieri dell’alpinismo sulle loro vette.
Francesco Negri bassanese, (Bassano del Grappa 1500- Pinczow 1563), pastore protestante presente a Chiavenna dal 1538 al 1555, nel suo libro in versi intitolato Rhetia, stampato a Basilea nel 1547, esalta la bellezza dei monti della piana di Colico, dove i fiumi Mera e Adda confluiscono nel lago di Como.
Il cappuccino Giuseppe Maria da Tresivio secolarizzato (col passaggio dal clero regolare al.clero secolare) Antonio Foppoli (1735-1813), fu considerato uno dei più famosi letterati valtellinesi del Settecento. Divenne pubblicista e fu accolto nell’Arcadia con il pseudonimo di Dercenno Celendezio.
Si guadagno la stima dell’abate di Disentis D. Colombano Sozzi, con un poema lirico in terza rima – Descrizione della Rezia di qua dell’alpi detta comunemente la Valtellina-, stampato a Bergamo nel 1766 nella ” Nuova raccolta di sacre prose e rime scelte per la solenne incoronazione della miracolosa statua di Maria Santissima delle grazie in Primolo valle di Malenco, comunita’ di Sondrio, diocesi di Como Valtellina “.
Due anni piu’ tardi sostenuto dallo stesso abate, pubblicava per il Rizzardi di Brescia un volume di Rime sacro-morali.
Il favore con cui vennero accolte le sue opere lo spronarono ad intensificare la produzione letteraria con l’uscita nel 1775 a Sondrio per i tipi di Giovanni Maria Rossi, dell’opera teatrale £Giovanni il Vicere’ dell’ Egitto” con l’appendice Sondrio, situazione sua e suo nobil pregio, e nel 1776 ” Dell’origine dello scrivere in prosa, con il sistema delle prenotazioni.
Nella Descrizione della Rezia, viene fatto riferimento al Monte Legnone:
“..Ond’e’ che questa il suo bel nome prende
Di Valtellina, che vuol dir perfetta.
Valle, in cui tutto in sommo grado splende.
Dall’Este stendersi, e per linea retta
S’incammina all’Ovest fin dove l’Ada
Il Lario ameno nel suo seno accetta.
Sicche’ da questo all’oriental contrada
Un spazio tien di miglia cento almeno
Tra per diretta, e per obbliqua strada.
UN ALTO MONTE DI VIRGULTI PIENO
Le siede all’orto, e dall’altra parte
Ave del Lario il non angusto seno”.
Nel Viaggio pel lago di Como a Bellagio, poemetto dell’abate Luigi Polidori Loretano edito a Milano nel 1842, vengono ricordati i rapaci e i galliformi del Monte Legnone, oggi pressoche’ scomparsi o presenti in pochi esemplari.
“…Dell’ali spiega il vento, e la visiva
Contro i raggi del sole forza cimenta.
L’avvoltoio di la si spicca in volo,
E in varie spire roteando intorno,
Sull’inerme augellin piomba improvviso.
Delizia e lauta mensa ivi si annida
Il silvestre fagiano, il francolino,
Che di giallo color fa lista al collo,
Ed il cedrone che le penne inaura.
L’ orgoglioso LEGNON, ch’ oltre le nubi
Spinge le cime, e par faccia puntello,
Piu’ che il sognato gigantesco Atlante,
All’azzurra del cielo volta stellata”.
L ‘avv. Giacomo Venini autore de “Il Lario dei nostri antenati Descrizione storica del lago di Como” stampato a Como, coi tipi di Carlo Franchi nel 1877, in proposito del monte Legnone:
“Il Legnone e’ il re delle nostre prealpi, ergendosi 2690 sul livello del mare…fra gli abeti nel varco tra il Legnoncello ed il Legnone, il luogo di caccia dei Lorla di Bellano, rinomato fra i bontemponi per la vita epicurea che vi si gode”.
Emilio Bonetti di Mandello nelle Osservazioni naturali mediche sulla provincia di Como per conseguire la laurea dottorale in medicina nell’ Imp. Regia università di Pavia nel mese di settembre del 1829 soffermandosi sui monti comaschi il Legnoncino lo chiama Legnonino.
(Il Legnoncino seconda vetta del gruppo del Legnone con identiche caratteristiche, ha avuto vari diminutivi fino ad assumere l’attuale).
Nelle Poesie giocose di Antonio Maria Stampa (m.1734) pubblicate dal dr. G.B Bolza di Valmenaggio nel 1867, viene citato il Sasso di Musso (1140 m.) il Monte che toglie il sole a Dongo.
“…Questo e’ Dongo, e quivi un monte
Ver ponente
Eminente alza la fronte,
Di si valsa eccelsa mole,
Che del sol
Tutto quel paese intorno
Perde i raggi a mezzogiorno.
Colle mani e fin co’ denti
Fer gl’insani
Paesani erculei stenti
Per rimover dal suo luogo
L’ alto giogo
Che al villaggio lor sta sopra
Ma gittar l’unguento e l’opra”.
Delle montagne non ci stancheremo mai perche’ sono una fonte di salvezza per le popolazioni del mondo, simboli di liberta’ e democrazia.
Perche’ vuole dire pensare ai grandi antenati dell’alpinismo: Jean-Jacques Rousseau, Horace-Benedict de Saussure, Marc-Theodore Bourrit, agli inventori del primo Club Alpino -l’Alpine Club fondato a Londra il 22 dicembre 1857-, e al loro primo presidente John Ball (1818-1889) che e’ passato per la Valsassina e pernottato all’Albergo delle Miniere a Introbbio consigliandolo agli amici; a Johann Jacob Scheuchzer (1672-1733), medico svizzero, vuaggiatore e naturalista autore di – Itinera Alpina -, considerato il primo incunabolo della montagna; e Antonia Pozzi che sulla copia del libro “Segantini Romanzo della montagna di Raffaele Calzini” donato a Dino Formaggio per il suo compleanno, metteva questa dedica:
“A Dino
nel nome dei monti che entrambi amiamo
e con un augurio che e’premessa
e certezza di gioia”
Antonia
28 luglio 1937
Allegate seguenti foto:
Incisione in rame – Antiporta di – Itinera Alpina di J.J. Scheuchzer 1723 – I due viaggiatori che osservano dal basso l’itinerario da compiersi – con la viaggiatrice abbastanza riluttante -.
Frontespizio del libro Rhetia, Basilea, Ex Officina Ioannis Oporini, Anno Salutis M.D. XLVII. Mense Ianuario.
Ritratto del p. Giuseppe Maria dà Tresivio, inciso da Domenico Cagnoni, 1768
Litografia – Legnone e Legnoncino veduti da Sueglio in Val Varrone, disegno di F.Canesi, Nelli inc., 1883.
Giancarlo Valera


