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La situazione dell’Europa attuale mi ricorda molto quella dell’Italia alla fine del Quattrocento. La nostra penisola, divisa in tanti Stati e Staterelli, arrivava da uno splendido quarantennio, originato anche dalla Pace di Lodi del 1454, fortemente voluta da Lorenzo de’ Medici, che aveva proiettato l’Italia in un periodo di prosperità.

Da qui si sviluppò anche lo splendore delle Arti e del Rinascimento, i grandi pittori e scultori che ci hanno lasciato delle opere immortali. Ma Firenze e Milano erano anche le capitali economiche europee: i banchieri fiorentini prestavano soldi a metà dei regnanti e della nobiltà europea, a Milano Ludovico il Moro introdusse le piantagioni dei gelsi (da qui il suo soprannome, “moroni” in lombardo sono i gelsi) per allevare i bachi da seta (con le tecniche copiate dai Cinesi), mentre Venezia, dopo le guerre che avevano notevolmente ingrandito il suo territorio sulle terraferma, arrivando alla Bergamasca, poteva finalmente tornare a dedicarsi ai suoi meravigliosi commerci in Oriente.

Furono quarant’anni di pace e di prosperità, economica, sociale e culturale.
Ma il gigante, come si suol dire , aveva “i piedi di argilla”.

E’ bastata una spedizione del Re di Francia, Carlo VIII, nel 1494, interessato a tastare le capacità di difesa delle nostre città, per iniziare un periodo di turbolenze terribili.
“Se voi suonerete le vostre trombe (di guerra) noi suoneremo le nostre campane” gli rispose proprio davanti a Firenze Pier Capponi.

La Storia non ci dice se Carlo VIII si sia messo a ridere, ma certo contrapporre il suono delle campane al rombo dei cannoni non era il massimo di una seria strategia difensiva !

Niccolò Machiavelli, il fondatore della Scienza politica moderna, aveva già avvisato che la debolezza dei piccoli staterelli italiani poteva causare loro dei grossi guai, in confronto alle capacità dei grandi eserciti messi in campo dagli Stati nazionali, Francia, Spagna ed Inghilterra.

Fatto sta che Carlo VIII riuscì tranquillamente ad arrivare fino a Napoli, poi tornando indietro affrontò una battaglia in quel di Fornovo, ma la via era ormai tracciata.
I decenni successivi, nel Cinquecento, furono anni terribili : l’Italia, la Lombardia, e anche la Valsassina (i Francesi distrussero la Rocca di Bajedo, che però non era quella disegnata da Leonardo da Vinci) fu percorsa in lungo e in largo da eserciti di ogni tipo.

Francesi, Spagnoli, persino gli Svizzeri (che sottrassero al Ducato di Milano tutto il Canton Ticino) savoiardi Piemontesi, guidati da Emanuele Filiberto Capitano dell’esercito Spagnolo, Lanzichenecchi germanici e persino Papalini : tutti a infierire su povere terre che per anni i contadini lombardi non poterono più coltivare.

Il risultato, dopo la Battaglia di Pavia del 1525, fu l’inizio delle cosiddette “dominazioni straniere in Italia” : prima gli Spagnoli (1525- 1713, fino alla Pace di Utrecht) che fu un periodo di crisi gravissima, dovuta anche alla Peste del 1630, e poi gli Austriaci (1713-1860) in cui Milano, caduta in crisi profonda, cominciò a risollevarsi, anche grazie al Catasto teresiano e alle Riforme di Maria Teresa d’Asburgo.

L’Unità d’Italia, finalmente, fu dovuta, oltre a discorsi ideologici risorgimentali, soprattutto alla necessità di dare al nostro paese delle infrastrutture adeguate alla nuova Rivoluzione economica industriale che stava avanzando nell’Ottocento: ferrovie, strade, treni, ponti, comunicazioni, tutto ciò che serviva per sviluppare l’industria nascente.

Oggi, dicevo, ci troviamo in una situazione simile: l’Europa si è crogiolata in ottant’anni di pace, sia pur relativa: c’è stata la Guerra di Corea, del Vietnam, in Iraq , in Afghanistan, in Palestina ecc., ma in questi decenni ha potuto dedicarsi al suo benessere e a suo decollo industriale, dopo la fine della II Guerra Mondiale.

Lo “scudo” militare era garantito dalla NATO, in contrapposizione con il Patto di Varsavia sovietico, che aveva permesso di mettere in second’ordine le spese militari, in particolare in Germania, che dopo il 1945 ha avuto un esercito molto limitato.

La “pacchia” però, ci dice adesso Trump, “è finita” : gli Europei si dovranno pagare da soli la loro difesa.

Va bene, ma come ? In generale l’Europa già spendeva abbastanza per armare gli eserciti (soprattutto Francia e Inghilterra).

Dare 800 miliardi di euro , e dire agli Stati “armatevi come volete”, è sicuramente un errore gigantesco, anche perché questi soldi sarebbero sottratti al welfare e allo sviluppo economico, come quelli del PNRR.

Il problema è stabilire una linea comune e soprattutto una operatività comune.
Bisognerebbe per esempio che gli acquisti fossero concentrati su poche ditte (e meglio se fossero Europee, ripaghiamo Trump con la sua stessa moneta !) in modo che anche i ricambi fossero scambiabili (se la Francia ne avesse bisogno potrebbe recuperarli anche dalla Germania o dall’Italia, e viceversa).

Ci vuole una Intelligence comune, una interoperatività comune , un centro di acquisti che in scala riduca i costi (un po’ cone la Consip in Italia) , e soprattutto una attenzione a non arricchire con tangenti e malaffare un settore già pericoloso: dopo gli extraprofitti dati alle Banche, gli extraprofitti delle Società energetiche, ci mancherebbe solo dare extraprofitti anche agli intermediari e alle ditte produttrici di armi !

Insomma, la difesa comune deve essere europea, altrimenti si spenderebbero tantissimi soldi ma il sistema non funzionerebbe, lo ha detto giustamente anche Romano Prodi.
L’Europa ha una grande opportunità: dopo l’euro creare un centro di difesa comune .
“O si fa l’Europa o si muore” si potrebbe dire parafrasando un noto detto mazziniano.

ENRICO BARONCELLI

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