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“…la bella e la bestia hanno questo in comune: si sentono osservate…”. Sergio del Molino, scrittore spagnolo classe 1979 nel 2022 ha pubblicato il romanzo “Pelle” edito da Sellerio.

Lo scrittore si mette a nudo, malato gravemente di psoriasi, cita altri personaggi con la stessa malattia, in ordine sparso: il narcotrafficante Pablo Escobar, la stella del pop Cindy Lauper, il dittatore Stalin…
Impressionante il quadro “Schiena nuda di uomo” di Egon Schiele per la sua spietata realtà.
La pelle è il confine tra l’esterno, ciò che si vede, e l’interno che non si vede e che per tutti gli uomini è uguale: cuore, sangue, polmoni…differenziandosi per sentimento e sensibilità.

Nella mitologia greca c’è un significativo riferimento alla pelle: il satiro Marsia raccoglie il flauto gettato da Atena, derisa da Era e Afrodite, e comincia a suonare diventando un famoso musicista. Apollo, permaloso come tutti gli dei, s’infuria e, come dio della musica, decide di sfidare Marsia. Nel duello Apollo suonerà la lira, Marsia il flauto e le Muse sceglieranno chi è il più bravo.
Al primo tentativo le Muse decretano la parità. Allora Apollo esige che è necessario cantare e suonare contemporaneamente, è superfluo accorgersi che è impossibile suonare e cantare per un flautista, ma nessuno osa contraddire il dio. Apollo vince così la sfida e decide di punire Marsia per aver sfidato un dio. Ordina agli schiavi di scuoiare Marsia la cui pelle viene inchiodata a un pino.

La pelle è l’involucro protettivo di ogni essere umano: un’anima esiste finché tale involucro ne garantisce l’individualità. La punizione di Apollo colpisce la pelle, violando con crudeltà il rapporto intimo tra l’interno e l’esterno: il dio sulla terra ha vinto l’avversario appropriandosi della sua pelle…
Punizione impattante, rappresentata nel crudo dipinto “Il supplizio di Marsia” di Tiziano del 1576 (nell’immagine di copertina) conservato nel museo Arcivescovile di Kromeriz. Il pennello pare scortichi la pelle e tutto ciò che è figurato.

La pelle è un portale verso l’interno. E quando la pelle è malata l’interno si vergogna, si nasconde al razzismo e al classismo coi vestiti, lunghi e larghi, diventando un mostro ricoperto di croste inguaribili dentro e fuori…forse qualche unguento può lenire il dolore…ma l’involucro è difficile da sopportare e l’io incellofanato da questo telo imperfetto cade sui sassi della sofferenza e spesso non si rialza. Tutto questo è motivo di inclusione o esclusione sociale…dipende dalla forza mentale.

In tempi di guerra, a un soldato col viso bambino ogni mamma raccomanda: porta a casa la pelle…difendi la pelle…non farti prendere la pelle…salva la pelle…
La pelle è il sacco dentro il quale sono inseriti tutti gli organi vitali dell’uomo. E sulla pelle alloggia anche la psiche di ognuno di noi.
La pelle bianca o nera, malata o ferita, non deve in nessun caso rendere la vita indegna di essere vissuta. La pelle è sinonimo di vita, e la vita va preservata non violata, vissuta non mortificata, salvaguardata non uccisa per le brame di potere e prevaricazione di pochi…già ci pensano le malattie a sterminare le vite di molti…
La vita è breve per tutti, dura la fioritura di un ciliegio.

MARIA FRANCESCA MAGNI

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