Franco Selva e Giovanni Lococciolo, i relatori di ‘Storia dell’energia elettrica in Valsassina’ hanno presentato il 2 aprile 2025, all’Unitre Valsassina presso la Comunità Montana, il video illustrativo del piccolo museo dell’energia di Introbio, una grande iniziativa divulgativa sull’importanza dell’energia idrica, cinetica, meccanica, nucleare, fossile… che l’umanità ha ricevuto in comodato d’uso da madre natura per agevolare le attività e migliorare la qualità della vita.
“Gli amici del Fornetto, simpatizzanti ed ex dipendenti ENEL, hanno ricostruito la storia dell’elettricità in Valsassina”, spiega Franco Selva: ” in una sala in Villa Migliavacca concessa dal Comune di Introbio è sorto il Piccolo Museo dell’Elettricità che si può visitare anche virtualmente”.
Il Fornetto a Introbio è stata la sede storica delle società: Società Produzione Elettrica, Società Elettrica Valsassinese, Società Anonima Orobia ed Enel, che dall’inizio del 1900 hanno prodotto e distribuito energia elettrica in tutta la Valle”. Franco Selva e Antonio Lococciolo, coi loro amici, ne sono i curatori. Gli ideatori del Museo sono stati: Nicola Magni, Erardo Magni, Franco Selva, che negli anni hanno raccolto migliaia di documenti sulle società della ‘corrente’ valsassinese consegnati dalle persone che hanno lavorato in codeste società per non dimenticare un’importante passaggio storico locale da tramandare ai nostri giovani.
Nel 1893 si realizzò il primo allacciamento privato e nel 1902 si accese la prima lampadina sulla strada a Introbio. Da allora la notte fece meno paura, cominciò una nuova era: comparve la vita notturna che fino ad allora era bandita. Era considerato peccato mortale uscire di notte…
Franco Selva mostra alcuni documenti che riguardano le relazioni di lavoro nelle Centrali della Valle, anche qualche richiesta di risarcimento per cavi caduti, curiosa è la foto del personale della Società Orobia in gita a Lourdes per chiedere la grazia di non cedere la Centrale Idroelettrica Valsassinese totalmente a ENEL. La preghiera non fu esaudita.
Gianfranco Magni, progettista elettrotecnico, descrive la sua esperienza umana e professionale nei riguardi dell’amico fraterno Sperandio Aldeni, elettricista brianzolo folgorato da una scarica elettrica di 15mila volt passata attraverso i piedi carbonizzandoli. L’incidente avvenne nell’estate del 1979 a Orsenigo mentre Sperandio lavorava in una cabina elettrica. Il folgorato sopravvisse per miracolo, anzi era convinto che la sua guarigione fosse dovuta grazie all’intercessione del Beato Don Gnocchi. Sperandio camminò per il resto della sua vita vacillando. Nel 2002 Aldeni si presentò nello studio di Gianfranco Magni per richiedere una perizia sull’incidente e sulle sue reali possibilità di salvezza al momento dell’accaduto, voleva dimostrare il miracolo della sua sopravvivenza per opera di Don Gnocchi. Sperandio morì nel 2007 e nel 2009 la Chiesa beatificò Don Carlo Gnocchi riconoscendo la guarigione di Aldeni miracolosa.
La conoscenza dell’elettricità, come proprietà della materia, si perde nel tempo, ma gli esperimenti, come dice chiaramente la fiaba, erano considerati magie e incantesimi escogitati dai vari maghi Merlino, gli scienziati, davanti agli occhi grandi dello scettico Gufo Anacleto, l’uomo pragmatico. Tra suggestione e fatalismo la storia segna un punto nello studio dei fenomeni elettrici nel VI secolo a.C., quando Talete di Mileto scoperse che l’ambra, in greco èlektron, se strofinata con la lana attraeva piccole pagliuzze. In seguito si sperimentò che 2 corpi dello stesso materiale carichi elettricamente si respingono e che invece materiali differenti, sempre carichi elettricamente, come il vetro e l’ambra si attraggono. Si arrivò a dedurre che esistevano 2 gradi di elettrizzazione.
Ma le scoperte scientifiche proseguirono. Nel 360 a.C., scrive Platone nel suo Timeo: “Si spiegano così lo scorrere delle acque, la caduta dei fulmini, e la meravigliosa forza d’attrazione dell’ambra e della calamita: in nessuno di tutti questi oggetti vi è la forza attraente, ma poiché il vuoto non c’è questi corpi si respingono in giro l’un con l’altro, e separandosi e congiungendosi, cambiano di posto, e vanno ciascuno nella propria sede”. A Baghdad, nel 1936, si ritrovarono le “Batterie di Baghdad”, cioè dei vasetti di terracotta babilonesi risalenti al 250 a.C. considerati le prime pile rudimentali. Girolamo Cardano distinse nel 1550 la forza elettrica da quella magnetica. William Gilbert nel seicento si accorse che le proprietà dell’ambra erano presenti in molte pietre, nel vetro e nello zolfo. Benjamin Franklin nel settecento inventò il parafulmine dopo il pericoloso esperimento dell’aquilone durante un temporale arrivando a stabilire una relazione tra il fulmine e l’elettricità…le osservazioni di Franklin portarono gli illustri successori: Michael Faraday, Alessandro Volta, Andrè-Marie Ampère, Georg Simon Ohm a porre le basi per la teorizzazione dell’elettricità e dei diversi fenomeni elettrici. I nomi di tutti questi scienziati onorano l’intitolazione di specifiche unità di misura legate all’elettricità.
Il titano Prometeo, nel mito greco, ruba il fuoco a Zeus e lo dona all’umanità. Il fuoco è la prima fonte di energia che l’uomo scoprì ben più grande della forza delle sue braccia.
Il prof. canadese Vaclav Smil sostiene che “l’energia è l’unica moneta universale” nel suo libro “Energia e civiltà, una Storia”: lungo è stato il percorso dell’uomo per ottenere e produrre quel fuoco che solo il mito di Prometeo dà per regalato…
Nella scelta delle fonti energetiche la reperibilità fu il primo problema, ma dagli anni settanta del secolo scorso, l’umanità si rese conto della finitezza delle fonti energetiche, all’epoca il petrolio, oltre al pericolo dell’inquinamento sull’impatto ambientale, e da quel momento si cominciò a parlare di sostenibilità, e si cercano tutt’ora continuamente alternative con buone pratiche e buone idee.
MARIA FRANCESCA MAGNI
